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Mar

Este nell’età romana

I primi contatti diretti tra Roma e i Veneti si registrano all’inizio del II secolo a.C. In quel periodo, infatti, la ripresa del programma di colonizzazione romana del nord Italia dopo la fine della II Guerra Punica e il crescere dell’influenza di Ateste sul territorio circostante portano alla nascita di alcune relazioni tra le due popolazioni. Inizialmente si tratta di rapporti prevalentemente politico-militari in cui Roma riveste il ruolo di arbitro nella risoluzione di controversie riguardanti i confini territoriali tra gli Atestini e le popolazioni limitrofe.
Successivamente, a seguito della fondazione coloniale di Aquileia (181 a.C.) l’intervento Romano nei territori abitati dai Veneti si estende a progetti di carattere infrastrutturale: lungo le antiche vie di collegamento tra i principali centri locali vengono realizzate delle strade la cui costruzione richiede la presenza costante di un esercito. Questa occupazione da un’accelerazione al processo di romanizzazione che stava interessando Ateste e tutta l’area circostante. A testimonianza di ciò troviamo due interventi, il primo nel 141 a.C. da parte del proconsole Lucio Cecilio Metello Calvo e il secondo nel 135 a.C. da parte del suo successore Sesto Attilio Serrano, allo scopo di dirimere alcuni contenziosi territoriali tra gli Atestini e le popolazioni patavine e vicentine. L’esistenza di un protettorato romano su questo territorio diviene ormai evidente.
Nei decenni successivi l’integrazione tra Veneti e Romani prosegue grazie ad un fenomeno di emigrazione spontanea verso la pianura Padana di elementi romano-italici provenienti dall’Italia centro-meridionale e alla nascita di relazioni clientelari tra i membri della classe dirigente di Roma e le aristocrazie locali.
Nell’89 a.C. il processo di romanizzazione entra nella sua fase centrale con la concessione del diritto latino ad Ateste e agli altri centri veneti. Tra i benefici dello ius Latii rientrano il diritto di commercio, di matrimonio, di voto e di residenza a Roma oltre che il diritto di acquisizione della cittadinanza latina per coloro che avevano ricoperto le magistrature locali.
Successivamente, nel 49 a.C. l’allora proconsole della Gallia Cisalpina Caio Giulio Cesare, per ottenere l’appoggio della popolazione all’interno della guerra civile romana che lo vedeva contrapposto a Gneo Pompeo Magno, concede la cittadinanza romana alle popolazioni venete, tra cui quella di Ateste che diventa municipium all’interno della tribù Romilia.
Pochi anni dopo, nel 31 a.C., a seguito della battaglia di Azio, Ateste diventa una colonia di ex soldati e il suo territorio viene diviso per l’assegnazione ai veterani che avevano combattuto quella battaglia. I motivi di questa scelta si identificano nella volontà del governo romano di favorire il processo di integrazione del popolo atestino e la bonifica dei territori non ancora valorizzati, attraverso la presenza stabile di importanti figure militari in quella zona.
Nei decenni successivi Ateste viene sempre più assoggettata al potere del vicino municipium di Patavium, perdendo la centralità sul territorio veneto che l’aveva contraddistinta nei secoli precedenti.

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Davide Cavestro

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