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Feb

Carnevale: origini e sviluppi

Inizia ufficialmente oggi il periodo di Carnevale 2016 con il giovedì grasso. Travestimenti, colori, coriandoli e stelle filanti riempiranno le strade e le piazze delle nostre città. Conosciamo però le origini di questa festa amata da grandi e piccini? Perché ci si maschera, perché i rumori, le sfilate, la confusione? Perché partecipare al Carnevale? Ecco qualche spunto per la vostra ricerca personale.
Carnevale viene da un’espressione latina e indicava l’ultimo giorno prima delle Ceneri, il martedì grasso, dopo cui si doveva togliere la carne (“carnem, vale“, “ti saluto, carne”, dice una delle possibili ricostruzioni etimologiche del termine) e cominciare il digiuno della Quaresima; l’etimologia, quindi, tradisce l’ambito cristiano della parola. La festa, però, si può far risalire a una tradizione precedente, in particolare quella romana dei saturnalia, feste in cui l’ordine sociale tradizionale viene sovvertito: i padroni servono banchetti ai servi e ci si scambia doni senza far caso al grado sociale di appartenenza. Il caos dei festeggiamenti, dei grandi banchetti pubblici, diventava una valvola di sfogo dai rigidi costumi della moralità romana, necessaria al suo mantenimento: concluse le feste, si ritornava alla solita vita e ai rispettivi ruoli delle gerarchie sociali. Nel periodo medievale, la cosiddetta festa dei folli ricalcava questa funzione purificatrice.
Il tutto si può riferire a una matrice dionisiaca attraverso la tradizione delle antesterie greche, feste in onore di Dioniso in cui gare chi beveva più vino e scambi di dolci rituali erano il fulcro.
Un consiglio di lettura per approfondire l’aspetto sociale del Carnevale è l’opera di Michail Bachtin “L’opera di Rabelais e la cultura popolare”, in cui si legge, tra le altre cose

“Tutti venivano considerati uguali durante il carnevale. Qui, nella piazza della città, una forma speciale di contatto, libero e familiare, regnava tra le persone che di solito erano divise dalle barriere della casta, del reddito, della professione e dell’età”

E’ nell’ebbrezza del vino e del cibo che avviene la vera uguaglianza tra le persone, è sotto il segno dell’intuito di Dioniso che ci si sente “fratelli”: ma il carnevale “di Dioniso”, dio del vino e della maschera, attraverso i secoli e rubando le maschere alla Commedia dell’Arte, diventa una festa piena di colori e di giochi, forse, però, perdendo quella funzione di trasgressione dell’ordine che aveva in passato. Secondo l’impressione di chi scrive, il Carnevale moderno ha più un connotato commerciale che di mescolamento e sovvertimento temporaneo della società: non ci sono i ricchi e i potenti che ci pagano i banchetti o gli spostamenti nelle città carnevalesche, come al solito ci dobbiamo pagare da soli lo “svago”; e non sempre ci si sente purificati o in contatto “libero e familiare”, come dice Bachtin, con le persone che troviamo a Venezia, a Viareggio o nei nostri piccoli paesi.

Secondo voi, come potrebbe essere un moderno vero Carnevale?

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Emilio Milani

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