da dove viene la befana
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Gen

Pan e Vin, la pinsa sotto il camin

La si può chiamare «Vecia», «Stria», «Befana», certo è che il suo destino sarà quello di finire in cima ad una catasta di legno, arsa in un grande falò.

Ma da dove viene la Befana?

Dal greco ἐπιφάνεια (epifáneia), l’origine della festività fu probabilmente connessa a un insieme di riti propiziatori pagani risalenti al X-VI secolo a.C. in merito ai cicli stagionali legati all’agricoltura. Gli antichi Romani ereditarono poi tali riti e, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, celebravano la morte e la rinascita della Natura. In queste dodici notti delle figure femminili sarebbero volate sui campi coltivati per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui il mito della figura “volante”.

La Befana la dice lunga sul femminile nell’immaginario popolare locale ed europeo.

La strega, immagine che nacque già a partire dal IV secolo d.C., è una figura ambivalente, dotata di un potere che attinge alla natura e alla forza dei sentimenti e delle emozioni; incarna, attraverso il travestimento ributtante e l’agire notturno, il sapere nascosto, custodito nel profondo.
La Befana è una strega, è il sapere popolare, quell’insieme di intuito e conoscenza della terra e dei cicli universali sospeso tra vita e morte, tra bene e male.

Terzo archetipo del ciclo femminile (fanciulla – madre – vecchia)

La Befana è una donna anziana, legata alla figura della casa, primo ambiente sacro al nucleo familiare, ed è in possesso di una scopa, antico simbolo di purificazione.
Ma perché un cappello a cono? Non poteva avere un fazzoletto come le altre anziane?
Perché il cono è il modo fisico più semplice in cui possiamo raffigurare concretamente il vortice, la spirale, la grande forza generativa e creativa dell’universo.

L’antica figura pagana fu accettata gradualmente come una sorta di dualismo tra il bene e il male… ma nel dubbio: TI BRUSA EA VECIA!!!

Elisabetta Borille

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