Cookie Policy

emozione dell'attore
9
Mar

L’emozione al contrario: dal pubblico all’attore, la nostra esperienza!

Con l’articolo di oggi vi parlo di sperimentazione teatrale, ma forse non come vi aspettereste.

L’Associazione Culturale Zagreo ha sempre cercato di costruire un repertorio interessante, per portare un qualcosa in più sul palco: quel qualcosa a volte è un talento particolare dei suoi membri, altre il frutto di un lavoro di ricerca sul campo, altre ancora un messaggio, un’emozione.

Il “qualcosa” in più delle due esperienze di cui vi racconterò oggi l’ha portato non la compagnia, ma il pubblico.

L’Associazione Zagreo ha partecipato, in collaborazione con “Teatrando – Giovani e scuola in scena”, a due eventi tenutisi in luoghi non canonici, presentando “Il Malato Immaginario” (con regia collettiva della Compagnia Zagreo) all’Auditorium dell’Ospedale Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia (Pd) e presso la Casa Circondariale di Rovigo.

L’ospedale e il carcere, due luoghi molto diversi, un pubblico molto differente, ma un denominatore comune per le due esperienze c’è, ed è la volontà di inclusione, la ricerca dell’umanizzazione di luoghi dove la permanenza non è di certo segnata dalla spensieratezza.

Come si sente un attore a portare una risata in questo contesto?

Laura, che ha interpretato Belina (e uno zelante Dott. Fleurant) ci dice: “Quello che abbiamo capito è che quello che conta, in questi contesti, è trasmettere delle emozioni, al di là delle parole e delle battute filosofiche che possiamo recitare. Questa è stata la mia quarta volta in carcere e il carico emotivo è sempre notevole, il coinvolgimento totalizzante. Si arriva con l’ansia di voler far bene, perché si sa che i ragazzi non avranno molte occasioni di svago al di fuori di quella che stai portando tu e l’obiettivo è sempre vedere visi felici a spettacolo terminato”.

Irene che nello spettacolo ha interpretato Angelica (e un panciuto Dottor Purgone), era alla sua prima esperienza in carcere: “Entrando mi sono per un attimo lasciata distrarre dal luogo dov’ero ma poi ho sentito uno dei ragazzi del carcere ringraziarci per quel momento di spensieratezza che stavamo portando loro: ci ho messo il cuore. Alla fine percepire il coinvolgimento del pubblico è stato molto bello, è stato uno degli spettacoli più gratificanti che io abbia mai fatto. Dietro le quinte qualcuno scommetteva che mi sarei commossa sul palco.”

Insomma in questi spettacoli sembra che la parte più importante sia toccata al pubblico, lasciando alla compagnia l’onere e l’onore di fare i conti con il carico di emozioni che situazioni di questo tipo possono scatenare ed è questa la sperimentazione di cui vi parlavo.

2 Responses

  1. giuseppina garro

    io ero presente a Rovigo…esperienza forte per gli attori, perché non si trattava solo di far bene il proprio ruolo…credo che abbiano dato e ricevuto moltissimo. il lavoro del teatro in carcere andrebbe portato avanti anche come laboratorio, e quanto ne sentono il bisogno…far teatro vuol dire tirare fuori se stessi, i propri drammi, le sofferenze e le poche gioie, vuol dire scommettere che un cambiamento vero è possibile. grazie, ragazzi di Zagreo!

    1. E’ stata un’emozione indescrivibile poter regalare un momento così particolare alle persone che stanno vivendo un momento molto difficile. Grazie della testimonianza e dell’incoraggiamento!

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.