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Creatività, stress e salute

“Ci sarebbe da scrivere un articolo per Zagreo, la gente dovrebbe conoscerci…. Di che cosa vorreste parlare?”
Quella settimana arrivava a termine di un periodo in cui mi trovavo a mal sopportare, fisicamente, lo stress suscitato da una prova abbastanza importante. Vi è mai capitato di chiedere a qualcuno “Come va?” e ricevere una risposta sincera? Una che si estenda oltre uno stiracchiato “bene/potrebbe andare peggio”, s’intende. A me sì e quello che mi capita più spesso di sentire è che il mio interlocutore è molto preoccupato, per l’esame di turno, per il lavoro e i soldi, per i figli o per i genitori anziani. È sempre preoccupato, tutto il giorno e tutti i giorni: gli capita di alzare la voce per un nonnulla, mangia tutto quello che gli arriva a tiro oppure ha lo stomaco in fiamme, lamenta una brutta cera e si sente pure ingrassato…
Mi sono quindi chiesta come faccio io ad allontanare questo stato e la mia risposta è stata: respirare l’aria fredda della campagna durante una passeggiata, cucire le palline per l’albero di Natale, scrivere, disegnare e gli incontri di Zagreo. Una risposta di certo viscerale, ma la scienza che cosa dice? E soprattutto tutte queste sensazioni sono collegate? Qualcuno le ha provate?

Hans Selye fu uno dei più grandi studiosi dello stress e lo definì come “condizione aspecifica in cui si trova l’organismo quando deve adattarsi alle esigenze imposte dall’ambiente”, in poche parole la reazione che ognuno di noi ha di fronte a diverse situazioni dette stressor. Queste possono avere sia una connotazione positiva, come le sfide che ci spronano a dare il meglio di noi, che negativa, qualora si protraggano nel tempo facendoci sentire sopraffatti. Se vogliamo essere tecnici possiamo parlare rispettivamente di eustress e distress.
Ed ora entriamo nel vivo: qualsiasi sia il tipo di stimolo stressore si innesca una risposta fisiologica, che si articola in tre fasi, regolate da un complesso sistema detto asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). Tralasciando le finezze, la ghiandola midollare del surrene arriva a produrre grandi quantità di noradrenalina, adrenalina e cortisolo e il nostro organismo entra nella fase 1, producendo la ben nota reazione di “attacco o fuga”. Che cosa fanno tutti questi ormoni e neurotrasmettitori? Aumentano la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la tensione muscolare, modificano il metabolismo di carboidrati, grassi e proteine e aumentano le difese immunitarie. A questo punto entriamo nella fase 2, la resistenza, durante la quale i valori fisiologici vengono ripristinati sempre grazie all’HPA, che si automodula tramite un meccanismo di feedback negativo. Ma cosa succede se lo stimolo che ci ha stressati continua a persistere? Si entra nella fase 3, di esaurimento, durante la quale l’organismo, consumate tutte le riserve energetiche, perde la sua capacità di adattamento. Quindi lo stress che in questo caso è cronico può indurre l’insorgenza di patologie come ipertensione, aumento di peso, dislipidemie, ulcere gastriche.

Esiste oggi una parte della medicina che si occupa di stress management e tra gli articoli pubblicati da questi esperti ho trovato spunti molto interessanti. Tantissimi invitano a praticare attività artistiche e ricreative come tenere un quaderno dove disegnare, lavorare la creta, fare la maglia, cantare, ballare e tutto quello che c’è nel mezzo. Nel 2010 l’American Journal of Public Health ha addirittura pubblicato una review intitolata Connessione fra Arte, guarigione e salute pubblica, nella quale sono raccolti i risultati di oltre 100 studi che hanno approfondito l’effetto della musica, della scrittura creativa, dell’espressione basata sul movimento e delle arti visive sulla salute. In pazienti affetti da malattie coronariche si è osservata una diminuzione della frequenza cardiaca e respiratoria, della richiesta di ossigeno dal miocardio e diminuzione dell’ansia dopo soli 20 minuti di ascolto di musica rilassante. Le arti visive come la scrittura creativa e il movimento hanno dimostrato in diversi gruppi di pazienti (anziani, con patologie neoplastiche, affetti da stress post traumatico) di contribuire a ridurre stati di ansia, emozioni negative, stress e distress. Ancor più sorprendente è uno studio effettuato su pazienti affetti da HIV, per i quali si è verificato un miglioramento dei livelli della carica virale e dei linfociti CD4+, che, tradotto dal medichese, vuol dire una terapia che integra l’approccio farmacologico con una attività di tipo creativo ha dimostrato scientificamente risultati migliori rispetto alla terapia classica.
La nostra sfera emotiva è influenzata da moltissimi stimoli esterni tra cui quelli che derivano dalle arti o dalla creatività in genere, questi stimoli si traducono in “messaggi chimici” potenti che agiscono sui nostri parametri fisiologici: tutti questi studi ce lo dimostrano con fatti e numeri difficilmente confutabili.

Ilenia Magri

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