
Come nelle fiabe ci si mette in viaggio perché qualcosa si è rotto dentro di noi, ci siamo smarriti, persi. Gli eroi di questa fiaba partono per un percorso ricco di prove da superare, ogni volta si impara o si ricorda qualcosa, chi siamo, da dove veniamo. Un viaggio necessario per sviluppare la consapevolezza che esiste un luogo, fisico o interiore, a cui tornare.
Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli. sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo. che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (Cesare Pavese)
È passato un giorno dalle morti del principe Amleto, di re Claudio, della regina Gertrude e di Laerte; a Elsinore Fortebraccio non riesce a dormire: è arrivato al castello con il compito di governare, ma questo luogo maleodorante è troppo per lui. Non c’è spazio per pensare. Le voci frammentate di chi è rimasto invadono ogni anfratto di Elsinore. Il condottiero senza spada vuole risolvere rapidamente il suo mandato.
Alle prime luci dell’alba, entra nella sala del trono per convocare i testimoni dei fatti. Trova i due becchini,il giullare di corte, il primo attore, la nutrice, la moglie di Polonio, la lavandaia, una guardia. Ha bisogno di loro, della nobile e del popolo, per comprendere i perché della storia: vuole la “verità”.
“Io che non vivo” è una performance di teatro-danza, realizzata da donne di varie età, che esprimono con movimenti e parole il percorso di una relazione amorosa, in particolare quello delle relazioni che finiscono, purtroppo, in modo violento. Dall’iniziale illusione all’incapacità di affrontare insieme le difficoltà alla separazione, fino all’estremizzazione del senso del possesso maschile che è la violenza, sia intesa come persecuzione sia come azione fisica: siccome non posso averti completamente, allora ti impedisco di vivere come preferisci, e quindi sarai mia. Ed io, come donna, non vivo più. “Io che non vivo”. Il tutto attraverso le parole di canzoni famose della musica leggera italiana (come tradisce il titolo della performance), per vedere come nei meandri delle buone intenzioni dell’amore si annidino dei rischi che, sfortunatamente, possono riguardare ognuno di noi ai giorni nostri.
Una performance delicata ma che non rinuncia a momenti incisivi ed è un tentativo di far capire che tutti siamo coinvolti, che tutti possiamo essere d’aiuto, che possiamo prevenire con diversi presupposti di relazione.

L’Associazione Culturale Zagreo presenta un lavoro teatrale sulla figura di Galileo Galilei, da una libera rielaborazione di “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht.
Il personaggio di Galileo passa, a seconda delle scene, dagli attori al pubblico: Galileo non è stato solo un uomo realmente esistito ma è diventato anche un mito, l’idea stessa della curiosità e della meraviglia che non si piegano al sentito dire.
Lo spettacolo è intervallato da momenti di spiegazione storico-scientifica, a cura del Gruppo Astrofili Polesani.
Uno spettacolo che prevede momenti di contatto diretto con il pubblico.
20 spettatori per replica – Prenotazione obbligatoria
Un lavoro teatrale di Associazione Culturale Zagreo in collaborazione con il Circolo musicale “Il Cenacolo” APS e Fantalica APS che si origina da “Le città invisibili” di Italo Calvino, per riflettere sul ruolo delle periferie delle nostre città.


A cura di Teatro Cosquillas – Massimiliano Piva, Ferrara (FE)
Una serata dedicata alla scoperta e alla sperimentazione del linguaggio del teatro-danza.

Intero: € 10,00
Ridotto (persone con disabilità, bambini da 6 a 12 anni, tesserati Zagreo, Fantalica, Il Cenacolo): € 5,00
Gratuito: bambini da 0 a 5 anni
Sarà possibile acquistare i biglietti presso il botteghino il giorno stesso dello spettacolo.
Si consiglia di arrivare con almeno 15 minuti di anticipo rispetto all’orario di inizio dello spettacolo scelto.
Alla mail: info@zagreo.it
Al n. di telefono: +39 388 637 0013 (Emilio)